Archivio mensile febbraio 2015

DiDaniele Marrama Saccente

Training Polarizzato

Gli atleti che praticano   sport di resistenza come  il ciclismo,la corsa   e lo sci di fondo  integrano quattro criteri  di condizionamento nei loro programmi di allenamento per ottimizzare le loro performance.

runner-powercycling

  • Il primo è quello di un training ad alto volume ma ad intensità bassa (HVT –  high-volume training ).
  • Il secondo è un allenamento uguale o vicino  alla soglia del lattato (THR – threshold-training);
  • Il terzo è un allenamento a basso volume e  alta intensità meglio conosciuto come interval training (HIIT – high-intensity interval training)

e il quarto?

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DiDaniele Marrama Saccente

La potenza della mente: la corteccia come determinante critica della forza muscolare / debolezza

In un recente studio (Ottobre 2014) è stato testato da alcuni ricercatori dell’Ohio University (Musculoskeletal and Neurological Institute ) che il sistema nervoso e in particolare  la corteccia  è un fattore determinante della forza muscolare/debolezza e che un elevato livello di inibizione corticospinale è un importante fattore di regolazione neurofisiologico per la  generazione di forza.

I ricercatori hanno esplorato l’importanza della visualizzazione mentale nel mantenimento della forza muscolare nella vita reale.

 

Corteccia cerebrale

Corteccia cerebrale

Chiunque abbia indossato un gesso su un arto dopo una lesione sa che la “ricostruzione” della forza muscolare una volta tolto il gesso è stata  molto difficile.

I ricercatori  hanno scoperto che la mente è fondamentale per il mantenimento della forza muscolare a seguito di un prolungato periodo di immobilizzazione e le immagini mentali possono essere la chiave per ridurre la perdita muscolare associata all’immobilizzazione.

La Forza è controllata da una serie di fattori, il più studiato è il muscolo scheletrico.

Tuttavia, il sistema nervoso è anche importante (non completamente compreso), determinante di forza e debolezza.

Brian C. Clark e colleghi hanno cercato di verificare come la corteccia del cervello gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della forza.

Hanno progettato un esperimento per misurare le variazioni della forza dei flessori del polso in tre gruppi di adulti sani.

Ecco il titolo originale dello studio (alla fine dell’articolo trovate il link all’originale): The power of the mind: the cortex as a critical determinant of muscle strength/weakness

Ventinove soggetti (sotto la tabella con tutti i dati del campione) indossavano un gesso rigido che si estendeva da appena sotto il gomito oltre le dita per quattro settimane; in questo modo immobilizzavano efficacemente la mano e il polso.

Suddivisione del campione

Group N (%female) Age, yr Height, cm Weight, kg BMI, kg/m2
Immobilization 15 (46) 21.2 ± 3.5 170.8 ± 10.9 70.1 ± 10.8 24.2 ± 4.2
Immobilization + MI 14 (40) 20.9 ± 3.6 179.4 ± 9.1 78.4 ± 16.1 24.1 ± 3.0
Control 15 (47) 21.5 ± 3.4 170.0 ± 10.2 67.4 ± 13.7 23.3 ± 3.8
  • Significato di alcuni acronimi: BMI, body mass index; MI, mental imagery.

 

Quindici soggetti che non hanno indossato calchi sono serviti come gruppo di controllo.

Quattordici elementi (14) del gruppo con l’immobilizzazione del polso e della mano, sono stati invitati ad eseguire regolarmente un esercizio immaginario.
L’esercizio consisteva nell’immaginare intensamente di contrarre polso per cinque secondi e poi a recuperare per cinque secondi.

Essi sono stati verbalmente guidati attraverso l’esercizio immaginario con le seguenti istruzioni:

“immagina che si stai spingendo un oggetto molto pesante con la mano sinistra, spingere, spingere, spingere … e stop. (Cinque secondi di recupero)

“immagina che si sta spingendo di nuovo, continuare a spingere, continuare a spingere … e smettere. (Cinque secondi di recupero)

Questo esercizio è stato ripetuto quattro volte di fila, seguito da una pausa di un minuto per un totale di 13 volte per sessione e cinque sedute per settimana.

Durante le sessioni di immaginazione, i soggetti sono stati istruiti a rilassare i muscoli del braccio e per attivare al massimo il cervello, ma non i muscoli.

Alla fine dell’esperimento di quattro settimane, entrambi i gruppi che portavano calchi avevano perso forza nelle arti immobilizzati rispetto al gruppo di controllo che non era stato immobilizzato.

Il gruppo che ha eseguito esercizi di “immagini mentali” ha perso il 50 per cento in meno di forza rispetto al gruppo “non-immaginativo”.

Questi risultati suggeriscono meccanismi neurologici, molto probabilmente a livello corticale e che l’attivazione regolare delle regioni corticali attraverso immagini attenua debolezza e VA(voluntary activation) mantenendo livelli normali di inibizione.

Qui la fonte originale dello studio

 

Daniele Marrama Saccente

(fonte: http://jn.physiology.org/)